martedì 13 settembre 2011

Afrodite: dea dell'amore e della bellezza (1: profilo mitologico)

Disegno di AnnaGrazia Ogier

Continua la serie di post dedicati all'approfondimento delle Dee come Archetipi psicologici.
Afrodite - parte prima: il profilo mitologico
(di Sandra Muzzi)

Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, che i romani chiamavano Venere, era più bella fra le dee. I poeti ne hanno cantato la bellezza del volto e delle forme, dei capelli d’oro e degli occhi dardeggianti, della pelle morbida e degli splendidi seni. Per Omero era l’ "amante del riso", piena di un fascino irresistibile; fu il soggetto preferito degli scultori, che la ritraevano nuda o semivestita, rivelandone il corpo pieno di grazia e di sensualità: la Venere di Milo e l’Afrodite di Cnido sono, fra le tante, le più famose.

“Aurea” fu l’aggettivo più frequente usato dai greci per descrivere Afrodite: per loro voleva dire”bella”. E secondo Paul Friedrich, studioso insigne della dea, oro/miele, oro/parola, oro/seme sono linguisticamente collegati, a simboleggiare i più profondi valori di procreazione e di creatività verbale della dea.



Afrodite veniva associata ai colombi, uccelli che tubano inseparabili; ai cigni, noti per la loro bellezza e fedeltà; ai fiori, in particolare le rose, tradizionalmente dono degli amanti; alle dolci fragranze e ai frutti, e soprattutto le mele d’oro e le sensuali melagrane, rosse come la passione (un simbolo che Afrodite ha in comune con Persefone).

Esistono due versioni della nascita e dell’origine mitologica di Afrodite: Esiodo e Omero raccontano due storie contrastanti.
Secondo la versione di Omero, Afrodite nacque nel modo consueto: semplicemente come figlia di Zeus e della ninfa del mare Dione.
Secondo la versione di Esiodo, la sua nascita fu la conseguenza di un atto di violenza. Crono (che più tardi sarebbe divenuto capo dei Titani e padre della prima generazione degli dei dell’Olimpo), tagliò con un falcetto i genitali del padre Urano e li gettò in mare. Dal rimescolamento di sperma e acqua si sollevò una candida schiuma da cui nacque Afrodite, emergendo da questa fecondazione oceanica come una dea già adulta.
L’immagine di Afrodite che emerge dal mare fu immortalata nel Rinascimento da Botticelli, nella Nascita di Venere. Il dipinto la rappresenta nuda, piena di grazia e di delicatezza, eretta su una conchiglia marina, spinta a riva dalle divinità dei venti, fra una pioggia di rose.

Narra il mito che Afrodite approdò sull’isola di Citera o a Cipro e quindi, accompagnata da Eros (Amore) e Imeros (Desiderio), fu scortata davanti all’assemblea degli dei e accolta come una di loro.
Molti, colpiti dalla sua bellezza, la chiesero in sposa. A differenza di altre dee che non avevano scelto né i compagni né gli amanti (Persefone fu rapita e Demetra sedotta), Afrodite fu libera di scegliere. E scelse Efesto, lo storpio dio dei fabbri, del fuoco e della fucina. Fu così che il figlio che Era aveva rifiutato divenne il marito di Afrodite, un marito che lei spesso tradì. Non ebbero figli e il loro matrimonio può rappresentare l’unione della bellezza e della tecnica, da cui nasce l’arte.


La copia romana del II sec. ritrovata a Baia, Italia. Collo, testa e braccio destro restaurati da Canova.

Nei rapporti amorosi, Afrodite fu compagna della seconda generazione di divinità maschili dell’Olimpo, la generazione dei figli, non quella dei padri quali Zeus, Poseidone e Ade. Amò Ares, dio della guerra, dal quale ebbe molti figli. Altro suo amante fu Ermes, messaggero degli dei, che accompagnava le anime nel mondo sotterraneo e proteggeva i viaggiatori, gli atleti, i ladri, il commercio e le comunicazioni, inventore degli strumenti musicali e “briccone” dell’Olimpo.
Con Ares ebbe tre figli: una femmina, Armonia, e due maschi, Deimo (Terrore) e Febo (Paura), che accompagnavano sempre il padre in battaglia. Afrodite e Ares rappresentano l’unione delle due passioni incontrollate: l’amore e la guerra, che, quando sono in perfetto equilibrio, generano Armonia.
Il figlio nato dall’unione di Afrodite e di Ermes fu il dio bisessuale Ermafrodito, che ereditò la bellezza di entrambi i genitori, dei quali ebbe anche il nome e le caratteristiche sessuali. Come simbolo, Ermafrodito può rappresentare la bisessualità (l’attrazione erotica verso entrambi i sessi), o l’androginia (l’esistenza, in una stessa persona, di qualità o di capacità tradizionalmente considerate maschili o femminili).
Secondo alcuni racconti, Eros, dio dell’amore, fu un altro figlio di Afrodite. Come per la dea, i racconti sulla sua origine mitologica e sul momento della sua comparsa nel cosmo sono contraddittori. Esiodo racconta che Eros era una forza originaria della creazione, presente prima della comparsa dei Titani e delle divinità dell’Olimpo. Si pensava anche che fosse il dio che accompagnava Afrodite quando emerse dal mare. Tuttavia, miti successivi lo descrivono come un figlio senza padre di Afrodite. I greci lo raffiguravano in genere come un giovane uomo virile e altrettanto facevano i romani, che lo chiamavano Amore. Col tempo, Eros che, secondo la mitologia, aveva fatto la sua comparsa come forza originaria, perse sempre più importanza e ciò che oggi rimane di lui è rappresentato dal putto con l’arco e la faretra piena di frecce, noto col nome di Cupido.

Nota Bibliografica:
- mi sono ispirata a Le dee dentro la donna di Jean S. Bolen
- le mie conoscenze sul Voice Dialogue derivano dagli insegnamenti della D.ssa Franca Errani, dai cui scritti ho tratto spunti per la "lettura delle Dee tramite il Voice Dialogue", nonchè dai seguenti testi di Hal e Sidra Stone: Il Dialogo delle voci, conoscere e integrare i nostri sé nascosti, ed. Amrita; Il critico interiore, come trasformarlo in un potente alleato, ed. Gruppo Futura; Tu ed io, incontro, scontro e crescita nelle relazioni, ed. MIR

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